CRAVATTA

dal francese cravate, i quali storpiarono la parola slava hrvat, che significava appunto croato.Accessorio prevalentemente maschile formato da una striscia generalmente in seta (la più usata) o lana o cachemire (ovviamente, solo nelle stagioni fredde e normalmente usate di giorno) o in altre fibre, con lembi più o meno larghi da annodare sotto al colletto, a completamento della camicia. La cravatta moderna nasce nei tessuti pesanti tinti in filo: i jacquard, i reps, i rasi, twill (o saglia) e il più usato crepe de chine. Poiché queste lavorazioni permettevano una limitata variazione sui colori, venne introdotta la stampa su quest'ultimo tessuto.La costruzione della cravatta - La cravatta è composta ...

...a da tre elementi fondamentali:L'involucro, ovvero il tessuto e la fodera;La teletta ( o triplure), che costituisce "l'anima" della cravatta. La teletta riveste un ruolo importante nella qualità della mano, oltre a contribuire alla buona tenuta del nodo e al modo in cui ricadono i lembi che non devono sgualcirsi, piegarsi o incurvarsi; deve anche consentire alla cravatta di ritrovare la forma iniziale una volta sciolto il nodo. La teletta dovrà sempre aderire bene all'involucro e non spostarsi mai in qualunque senso venga tirata. Le migliori telette sono in pura lana o a base di lana. Per cravatte più economiche si utilizzano poliestere, viscosa, cotone e tessuti misti.La confezione:Il tessuto, in genere, è tagliato di sbieco a 45° rispetto alla cimosa, ed è tagliato in due o tre pezzi; il lembo più largo o "gamba", quello più stretto o "gambetta" e, tra i due, il collare. Ogni singola parte dell'involucro viene tagliata nel tessuto lungo una sagoma di cartone. Viene poi cucita sulle estremità dei lembi la fodera che è costituita invece da due pezzi; essa è generalmente in acetato o seta (in quelle economiche anche in poliestere), che riportano talvolta il logo della marca. In seguito si assemblano le tre parti (tessuto, teletta e fodera) cucendole a macchina e si pressano le cuciture con il ferro da stiro. Si procede quindi all'inserimento della teletta nella "tasca", formata da fodera ed involucro, alla spillatura ed alla chiusura. A questi elementi principali si aggiunge, cuciti sul rovescio del lembo più largo, l'etichetta con il marchio ed eventualmente il passantino che si trova sotto l'etichetta e che serve da asola in cui inserire il lembo più piccolo o "codino"per tenerlo fermo. Nelle cravatte di media qualità questa funzione viene svolta dall'etichetta riportante il logo produttore. Nelle cravatte di qualità troviamo inoltre una piccola cucitura a sbarra che unisce i lembi posteriori, nella parte più larga. Non va dimenticata infine la piccola etichetta di tessitura indicante la composizione tessuto, cucita all'estremità del lembo più stretto. Nella stragrande maggioranza dei casi, le cravatte vengono oggi confezionate a macchina ma esiste ancora qualche benemerito del buon gusto che le fa a mano e su misura.La cravatta bianca è usata con il frac nero, mentre per lo smoking si usa la cravatta nera.Le dimensioni della cravatta:La larghezza classica della cravatta ha una misura di cm. 8,5-9, che permette nodi di volume medio e piccolo.La lunghezza totale della cravatta è compresa tra i 130 e i 145 cm., sufficiente a far sì che, quando è annodata, la punta della "gamba" si sovrapponga appena alla cintura del pantalone.STORIA - Le sue origini sono antichissime, se ne trovano tracce nella cultura egiziana e in quella cinese, già nel III secolo avanti Cristo. I legionari romani portavano, per motivi igienici o climatici, legato intorno al collo, un qualcosa di simile chiamato "focale". Ma prima di giungere alle forme attuali, si passò anche per altre mode. Dalla prima metà del Seicento, ad esempio, si era diffuso il jabot, una pettorina ornamentale di mussolina bianca o di pizzo che scendeva sulla camicia. Secoli dopo i francesi adottarono questo "fazzoletto", mutuando a loro volta l'idea, da quello indossato dai mercenari croati durante la guerra dei Trent'anni. Nel 1661 Luigi XIV istituisce la carica di "cravattaio" del re, gentiluomo cui era assegnato il compito di aiutare il sovrano ad abbellire ed annodare la cravatta. Nove anni dopo la duchessa di Lavallière, favorita del re, è la prima donna ad indossare una cravatta. Al tempo della Rivoluzione francese, i nobili portavano sia il jabot sia una cravatta bianca, che era lunga, leggera, arrotolata intorno al collo e con le estremità annodate, sul davanti, a farfalla. I rivoluzionari introdussero l'uso della cravatta nera che alla fine ebbe il sopravvento su quella bianca, e neanche il prestigio di George Brummell - il quale portava quasi esclusivamente cravatte dal perfetto candore - riuscì a ripristinarne l'uso. Il primo Ottocento fu dunque il periodo della lotta fra bianco e nero, e solo dopo il 1820 cominciarono a diffondersi le cravatte a motivi e disegni colorati. Nel XIX secolo sarà dato il suo nome alla più aggraziata delle cravatte maschili. Nel 1925, il cravattaio americano Jesse Langdorsf brevettò una cravatta lunga, meno sgualcita e più stabile: era nata la cravatta attuale. Cran






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IL COTONE -dalla piantagione al tessuto- di Massimo Moretti
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